Affittare un appartamento comporta, dopo la stipula del contratto una serie di oneri di legge e perciò è importante conoscerli per non incappare in sanzioni.
Registrazione del contratto
Se hai già stipulato il contratto, il primo passaggio da fare riguarda la registrazione. La legge prevede che il locatore, cioè il proprietario di casa, proceda alla registrazione del contratto entro 30 giorni. Questo è il momento in cui va pagata l’imposta di registro e l’imposta di bollo.
È pari a 60 giorni il termine entro il quale il proprietario deve inviare comunicazione al locatario (e all’amministratore di condominio) dell’avvenuta registrazione del contratto, allegando la quietanza.
L’imposta di registro
L’importo dell’imposta di registro cambia in base al tipo di immobile oggetto di locazione. Con riferimento agli immobili l’imposta è pari al 2% del corrispettivo annuo moltiplicato per il numero delle annualità. Di conseguenza, essa viene calcolata sulla base imponibile.
A tal proposito, potresti ottenere una riduzione del 30% della base imponibile, purché sussistano due condizioni:
Il contratto di locazione stipulato è a canone concordato;
L’immobile è situato in uno dei «Comuni ad alta tensione abitativa».
L’importo minimo dell’imposta di registro per il primo anno non può comunque essere inferiori di 67 euro. È esente dal calcolo quella somma iniziale versata dall’inquilino sotto forma di caparra.
Nel caso in cui il contratto sia stipulato per più anni (ad esempio, 4+4 oppure 5+2), è possibile scegliere tra due modalità di pagamento:
Versare l’importo totale all’atto della registrazione, beneficiando di uno sconto;
Pagare ogni anno l’imposta di registro per l’annualità di riferimento (entro 30 giorni dalla scadenza dell’annualità precedente).
L’imposta di bollo
Che cos’è l’imposta di bollo? Essa va pagata per ogni copia del contratto da registrare. Ciascuna marca da bollo è di 16 euro e ne va apposta una ogni quattro facciate del contratto e, in ogni caso, una ogni 100 righe.
L’imposta sui canoni di locazione
Tra le tasse annuali, va considerata l’imposta sui canoni di locazione che, in qualità di proprietario, percepisci.
Si tratta di redditi a tutti gli effetti per il locatore, che vanno dichiarati annualmente all’Agenzia delle Entrate. Essi sono soggetti a tassazione ai fini Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche).
Qui entrano in gioco due alternative, a seconda che si opti per il regime fiscale ordinario oppure si preferisca adottare quello della cedolare secca.
Nel primo caso, i canoni di locazioni percepiti nell’arco delle varie mensilità vengono considerati redditi fondiari e, di conseguenze, tassati ai fini Irpef.
Nell’ipotesi della cedolare secca, invece, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali e delle imposte di registro e di bollo.
Ciò comporta che i canoni verranno tassati in percentuale fissa, pari al 21% se si tratta di contratto a canone libero (ossia quelli di durata 4+4 anni) e al 10% se a canone concordato (cioè i contratti stipulati per 3+2 anni rinnovabili).
È importante sapere che l’adozione del regime della cedolare secca deve avvenire al momento della registrazione del contratto, mediante il riquadro presente nel modello RLI, presentato all’Agenzia delle Entrate.


